Associazione Culturale
 

Amici Antico Borgo di Montefalcone

 
     
 
La Riserva Naturale di Montefalcone
 
Un po' di storia della Riserva
La Riserva naturale di Montefalcone, situata nel Comune di Castelfranco di Sotto (PI), rappresenta probabilmente l'area di maggior interesse ambientale del comprensorio delle Cerbaie, sistema collinare del basso Valdarno che emerge tra i paduli di Bientina e di Fucecchio.
L'area, estesa per 503 ettari, venne acquistata dallo Stato nel 1971; la gestione della tenuta, completamente recintata lungo il suo perimetro esterno, fu quindi affidata al Corpo Forestale dello Stato, Gestione ex ASFD, Ufficio Amministrazione Foreste demaniali di Lucca. Nel corso degli anni '70 ed '80 vennero avviati all'interno della Riserva estesi allevamenti di fauna selvatica (ungulati come cervo, daino e cinghiale) e di selvaggina di interesse venatorio (starna,fagiano e lepre).
Lo scopo principale degli allevamenti era la produzione di fauna selvatica selezionata, utilizzando, nel caso di starna e lepre, discendenze derivate da razze locali che, come è noto, presentano caratteri di maggiore adattabilità all'ambiente; nel caso invece del cervo, gli esemplari in soprannumero sono stati impiegati in progetti di ripopolamento faunistico in Parchi e Riserve di Abruzzo e Calabria.
Nell'ultimo decennio, per motivi di carattere tecnico ed economico, è stato varato un Programma di riorientamento della Riserva; gli allevamenti faunistici sono stati quindi ridimensionati o dismessi del tutto, come nel caso del fagiano, con la progressiva rinaturalizzazione dei siti già occupati dagli impianti produttivi ed il recupero e riadattamento delle strutture Ancora valide.
Si è cercato nel contempo di dare più spazio ad iniziative di maggiore interesse ambientale ed alla ricerca scientifica, parte essenziale del Progetto di riqualificazione di Montefalcone.
Uno dei primi risultati importanti è stata la recente apertura al pubblico di un'area attrezzata estesa circa 8 ettari e localizzata nei pressi del paese di Staffoli, con l'allestimento di percorsi didattico naturalistici e di punti di sosta variamente distribuiti.
Inoltre sono state avviate alcune interessanti ricerche in campo faunistico, in collaborazione con l'Università di Pisa, mentre è in fase di studio la realizzazione di un Centro per la raccolta degli animali sequestrati e confiscati in base all'applicazione della normativa CITES, che regola il commercio internazionale delle specie animali e vegetali protette.

L'ambiente naturale
La morfologia del territorio è caratterizzata da un'alternanza di altopiani ed impluvi, con un'altitudine compresa tra i 45 e i 114 metri sul livello del mare (massima altitudine delle Cerbaie), che danno vita ad un paesaggio suggestivo e di grande richiamo estetico, anche per la presenza di una lussureggiante vegetazione forestale.Gli altopiani sono formati da sedimenti marini pliocenici intercalati con ghiaie e conglomerati provenienti dal Monte Pisano e depositatisi in un bacino marino poco profondo, sollevatosi poi durante il Pleistocene. Gli impluvi, detti "vallini", sono stretti a monte, più ampi ed aperti a valle, caratterizzati da percorsi sinuosi e periodiche alluvioni dei fossi.

La vegetazione
L'area protetta è ricoperta quasi per intero da estesi boschi diversificati in relazione alle varie condizioni ambientali, quali soprattutto giacitura, esposizione, fertilità ed umidità dei suoli. Sui rilievi e gli assolati altopiani di Montefalcone predominano le fustaie di pino marittimo, con popolamenti puri o misti con latifoglie; alcuni boschi, in corrispondenza dei terreni più fertili e meno aridi, hanno raggiunto un ottimo sviluppo. Il sottobosco della pineta è prevalentemente arbustivo, con una discreta diffusione di corbezzolo, eriche, cisti ed altre specie tipiche della macchia mediterranea; orniello, roverella e cerro costituiscono spesso il piano inferiore o condominante della pineta; degna di nota è la presenza, seppure sporadica, di alcune piante di sughera. L'abbandono delle ceduazioni ha determinato, in numerosi settori della foresta, l'evoluzione naturale della pineta pura (favorita in passato dall'intervento selettivo dell'uomo) verso il bosco misto di latifoglie, che rappresenta la locale formazione climax, ovvero il tipo di bosco in equilibrio con l'ambiente che lo ospita.
E da notare che l'azione dell'uomo si esplica da lungo tempo, in tutto il territorio delle Cerbaie, con il taglio ripetuto del bosco ceduo di quercia ed il rilascio contemporaneo delle piante di pino; ciò ha portato ad un aumento progressivo e consistente della superficie a pineta e ad un corrispondente impoverimento quantitativo e qualitativo delle latifoglie.
A Montefalcone si cerca dunque di favorire la ricostituzione dell'originario bosco misto di latifoglie, ecologicamente più stabile, con tagli selettivi nelle pinete laddove appare più marcato e promettente lo sviluppo delle latifoglie presenti (orniello, roverella, cerro, castagno ecc.).
 Nei "vallini", caratterizzati da maggiore umidità, fertilità e disponibilità idriche, predominano i boschi misti di latifoglie mesofile con cerro, rovere, farnia, frassino maggiore, carpino bianco, acero campestre e castagno.
Lungo i torrenti, i numerosi laghetti ed in prossimità delle zone acquitrinose sono presenti nocciolo, ontano nero, pioppi, salici e varie specie erbacee igrofile.
In alcune fresche pendici esposte a Nord, segnaliamo minuscole stazioni relitte di faggio, abete bianco e tasso, a conferma della variabilità e della ricchezza vegetazionale della Riserva.
Non mancano alcune rosacee come sorbo domestico, ciavardello e perastro, importanti per l'alimentazione della fauna selvatica, nonché altre specie significative come la frangola e l'agrifoglio.

La fauna
Anche la fauna di Montefalcone appare di un certo interesse, seppure i movimenti dei mammiferi siano limitati dalla recinzione perimetrale di contenimento; per questo le popolazioni di ungulati (cervi, caprioli, daini, cinghiali), in assenza di predatori naturali e di attività venatoria, debbono necessariamente essere "controllate" per evitare danni alla vegetazione forestale ed al sottobosco. In questo senso, si tende al solo mantenimento di cervi e caprioli, compatibili con la stabilità bio-ecologica ed un certo grado di naturalità dei vari ambienti della Riserva. I prelievi dei selvatici in soprannumero vengono eseguiti ogni anno sulla base di stime e censimenti, utilizzando allo scopo appositi recinti di cattura; gli animali sono poi trasferiti in altre riserve naturali per progetti di ripopolamento, come ad esempio in Abruzzo (Monte Velino) ed in Calabria (Sila). Altre specie di mammiferi da segnalare sono la volpe, la faina, la puzzola, la donnola, il ghiro, quest'ultimo abbastanza comune.
Riguardo all'avifauna, nelle aree umide sono presenti: germano reale, folaga, gallinella d'acqua, airone cenerino, alzavola (svernante regolare) e martin pescatore. Tra i rapaci diurni riportiamo la poiana e lo sparviero come specie sedentarie e nidificanti, il biancone, che sorvola spesso la Riserva nel periodo estivo, l'astore - raro visitatore invernale - ed il lodolaio, forse nidificante all'esterno dell'area. Altri rapaci vengono regolarmente osservati, durante le migrazioni, a Montefalcone e nelle zone umide limitrofe di Fucecchio e Bientina: nibbio bruno, falco pescatore, albanella reale e falco di palude; interessanti anche le segnalazioni accidentali di aquila minore ed aquila anatraia.
Per i rapaci notturni (strigiformi) ricordiamo allocco, civetta e barbagianni, mentre tra le specie di uccelli tipiche di ambienti forestali sono da elencare picchio rosso maggiore, torcicollo, colombaccio, ghiandaia, fringuello ed altri passeriformi. Infine, nelle zone aperte ed ai margini dei boschi, vengono segnalati upupa, nidificante ed abbastanza frequente, gruccione, tortora selvatica, saltimpalo, beccamoschino e pigliamosche

Come raggiungere la Riserva
 Montefalcone è comodamente raggiungibile da varie direttrici, sia dal Valdarno inferiore che da Pistoia e Lucca. Ad Altopascio (circa 10 km) si trovano i più vicini collegamenti autostradali (A 11) e ferroviari (linea Firenze-Lucca-Viareggio); Pontedera (a circa 13 km) è l'altro punto di riferimento principale.

Modalità di accesso
Attualmente l'accesso al pubblico è libero solo nell'area di circa 8 ettari, presso Staffoli, dove è stata realizzata un'area di sosta attrezzata.
La parte restante della Riserva, completamente recintata, è visitabile solo se accompagnati dal personale Forestale e con la preventiva autorizzazione dell'Ufficio Amministrazione ex A.S.F.D. di Lucca.

 
   
 
   
 
   
 
   
 
   
 
   
 
   
 
   
 
   
 
 

 

 

 
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